Manfredonia, il SAI intitolato a padre Arcangelo Maira: il 27 ottobre la scopertura della targa
Cerimonia a Casa dei Diritti di Siponto per ricordare il missionario scalabriniano, che ha dedicato il suo impegno all’accoglienza dei migranti e delle persone più fragili
Il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) di Manfredonia sarà intitolato a padre Arcangelo Maira, missionario scalabriniano che ha lasciato un segno profondo nel territorio per il suo impegno a favore dei migranti, dei braccianti agricoli e delle persone più vulnerabili. La cerimonia di scopertura della targa si svolgerà martedì 27 ottobre 2026, alle ore 18.30, presso la Casa dei Diritti di Siponto, in viale dei Pini 22A.
L’iniziativa rappresenta un riconoscimento alla testimonianza umana, sociale e spirituale di padre Maira, scomparso nel 2021, che durante il suo servizio pastorale ha operato tra Manfredonia, Siponto e la Capitanata, dedicando particolare attenzione alle condizioni di vita dei migranti stagionali presenti negli insediamenti informali, tra cui il ghetto di Borgo Mezzanone.
L’intitolazione era stata annunciata nel corso delle iniziative organizzate per la Giornata Mondiale del Rifugiato e ha trovato formalizzazione nella deliberazione numero 204 della Giunta comunale di Manfredonia, approvata all’unanimità su proposta del sindaco Domenico La Marca, dopo aver acquisito il parere favorevole degli uffici del Servizio Centrale SAI.
Alla cerimonia interverranno il sindaco Domenico La Marca, l’assessora comunale al Welfare e alla Cultura Maria Teresa Valente e Carmine Spagnuolo, presidente della cooperativa Medtraining. Le riflessioni conclusive saranno affidate a padre Franco Moscone, arcivescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.
Un impegno concreto per i diritti e l’inclusione
Nella delibera comunale viene sottolineato il valore del lavoro svolto da padre Arcangelo Maira tra il 2007 e il 2015. Un’attività che ha lasciato un ricordo significativo nella comunità locale grazie alla capacità di costruire relazioni, promuovere percorsi di accoglienza e coinvolgere numerosi giovani volontari in esperienze di solidarietà.
La sua testimonianza, si legge nell’atto, è pienamente coerente con le finalità del progetto SAI «Capitanata Solidale», fondato sui principi dell’accoglienza, della tutela dei diritti e della dignità della persona.
Nel corso degli anni, padre Maira ha contribuito a portare l’attenzione sulle difficili condizioni igienico-sanitarie degli insediamenti informali in cui vivevano i braccianti agricoli, promuovendo al tempo stesso una maggiore consapevolezza dei loro diritti come lavoratori. Ha inoltre organizzato corsi di lingua italiana per favorire l’inclusione e sostenuto iniziative rivolte a sensibilizzare le comunità locali sul tema delle migrazioni.
Particolarmente significativa è stata anche la capacità di coinvolgere le nuove generazioni. Attraverso il campo di servizio «Io Ci Sto», il missionario ha avvicinato tanti giovani alle esperienze di volontariato e all’incontro con le persone più fragili, trasformando la solidarietà in un impegno concreto.
Una memoria che continua a parlare al territorio
Il riconoscimento si inserisce in un percorso di memoria che continua a mantenere viva la figura del missionario scalabriniano. Lo scorso giugno, presso il molo di Ponente di Manfredonia, padre Maira era stato ricordato nel corso di un momento dedicato ai migranti che hanno perso la vita in mare durante il viaggio verso una nuova possibilità di futuro.
«Negli anni della sua attività ha coinvolto tanti giovani nel campo di servizio “Io Ci Sto”, ha più volte denunciato le drammatiche condizioni igienico-sanitarie in cui vivevano i braccianti negli insediamenti informali, ha contribuito a rendere più consapevoli i braccianti agricoli dei loro diritti di lavoratori, ha organizzato corsi di lingua italiana per facilitare l’inclusione», spiegano da Medtraining, ricordando anche le numerose iniziative promosse per sensibilizzare il territorio.
L’intitolazione del SAI a padre Arcangelo Maira vuole dunque tradurre in un segno concreto una testimonianza che continua a parlare alla comunità: quella di un uomo che ha fatto dell’accoglienza, della difesa dei diritti e della dignità delle persone il centro del proprio impegno. Un’eredità che trova continuità nel lavoro quotidiano dei servizi di accoglienza e integrazione rivolti a chi cerca opportunità, tutela e una possibilità di ricominciare.
