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Parco nazionale del Gargano, la nomina del presidente resta in bilico: il Consiglio di Stato respinge il ricorso cautelare del Ministero

La vicenda di Vincenzo D’Errico si complica tra i pareri contrari del Parlamento, il contenzioso amministrativo e la nuova scelta del Ministero dell’Ambiente. Per ora, alla guida dell’Ente resta il commissario straordinario Raffaele Di Mauro.

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La nomina del presidente del Parco nazionale del Gargano torna al centro del dibattito politico e istituzionale. La vicenda, che da oltre un anno si trascina tra decisioni amministrative, confronti politici e ricorsi giudiziari, registra un nuovo passaggio: il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica di sospendere gli effetti della sentenza del Tar Puglia relativa alla candidatura di Vincenzo D’Errico.

La decisione, riportata il 23 ottobre, non equivale tuttavia a una nomina di D’Errico alla presidenza dell’Ente, né rappresenta una pronuncia definitiva sulla legittimità delle successive determinazioni ministeriali. Si tratta di un provvedimento cautelare che lascia aperti diversi interrogativi sul futuro della procedura.

Una nomina tra ostacoli politici e istituzionali

Il nome di Vincenzo D’Errico, imprenditore di Rodi Garganico, era emerso nel settembre 2025, quando il Ministero e la Regione Puglia avevano raggiunto un’intesa sulla sua candidatura. Il percorso verso la presidenza, però, si è rivelato tutt’altro che lineare.

La proposta di nomina è stata trasmessa al Parlamento nell’aprile 2026 per i pareri previsti dalla normativa. A luglio è arrivato il parere contrario della Commissione Ambiente della Camera dei deputati. Il 6 ottobre anche la Commissione Ambiente del Senato ha espresso parere negativo sulla proposta.

Nel frattempo, D’Errico ha intrapreso un’azione giudiziaria contestando la mancata conclusione del procedimento. Il Tar Puglia gli ha riconosciuto il diritto a ottenere una conclusione della procedura amministrativa, senza però imporre al Ministero di nominarlo presidente.

Successivamente, il Ministero ha modificato la terna dei candidati, sostituendo il suo nominativo. Una decisione che ha aggiunto un nuovo elemento di tensione a una vicenda già caratterizzata da posizioni politiche contrapposte.

Il Consiglio di Stato respinge la richiesta cautelare

L’ultimo capitolo riguarda il ricorso presentato dal Ministero per ottenere la sospensione della sentenza del Tar. Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta, rilevando l’assenza dei presupposti per riconoscere un pregiudizio grave e irreparabile derivante dall’esecuzione della decisione impugnata.

Nell’ordinanza viene inoltre considerata la circostanza che, in assenza del presidente, le funzioni di guida dell’Ente continuano a essere esercitate dal commissario straordinario.

La pronuncia non risolve, però, tutte le questioni aperte. Restano da chiarire gli effetti della modifica della terna dei candidati e i rapporti tra questa scelta e l’intesa precedentemente raggiunta con la Regione Puglia.

D’Errico ha contestato la decisione ministeriale, sostenendo che la sua esclusione sarebbe riconducibile a ragioni politiche. Si tratta della posizione espressa dall’interessato, mentre la legittimità della procedura resta oggetto di confronto istituzionale e giudiziario.

Il Parco resta affidato al commissario

In attesa di una soluzione definitiva, il Parco nazionale del Gargano continua a essere guidato dal commissario straordinario Raffaele Di Mauro, il cui incarico è stato prorogato a partire dal 16 luglio 2026 per sei mesi, e comunque fino alla nomina degli organi ordinari dell’Ente.

La situazione mantiene aperto il tema della governance di una delle aree protette più importanti della Puglia, un territorio che comprende ecosistemi di grande valore naturalistico, aree forestali, zone costiere e ambienti marini, con ricadute rilevanti anche sul turismo e sulle attività economiche locali.

La presidenza non rappresenta soltanto un incarico amministrativo: costituisce un ruolo strategico per orientare le politiche di tutela ambientale, la programmazione degli interventi e il rapporto tra l’Ente Parco, i Comuni e le comunità del territorio.

Una partita ancora aperta

Il nodo della nomina resta dunque irrisolto. Da un lato, i pareri parlamentari contrari hanno segnato il percorso della candidatura di D’Errico; dall’altro, il contenzioso amministrativo continua a produrre conseguenze sulla procedura e sulle scelte del Ministero.

Il rigetto della richiesta cautelare da parte del Consiglio di Stato rappresenta un nuovo passaggio nella vicenda, ma non sancisce automaticamente il diritto di D’Errico a ottenere la presidenza.

Le prossime decisioni del Ministero e gli eventuali sviluppi giudiziari saranno determinanti per capire se si arriverà a una nuova proposta di nomina e con quali modalità verrà individuata la futura guida dell’Ente.

Per il Gargano, la priorità resta quella di assicurare una governance stabile e autorevole, capace di coniugare la salvaguardia del patrimonio naturale con le esigenze di sviluppo sostenibile delle comunità locali. Una questione che va oltre i nomi e gli equilibri politici, perché riguarda direttamente il futuro di un territorio di straordinario valore ambientale e paesaggistico.

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