San Giovanni Rotondo, il turismo religioso rallenta: la proposta di una strategia internazionale per rilanciare Padre Pio
Maimone (World Religious Tourism Network): «Serve una nuova stagione di comunicazione internazionale». L'obiettivo è trasformare il pellegrinaggio in un'esperienza più ampia, tra spiritualità, cultura, natura e territorio
ROMA, 4 ottobre 2026 – I numeri segnalano una frenata, ma per San Giovanni Rotondo la fase di difficoltà può diventare anche l’occasione per ripensare il proprio modello di promozione. La città, da decenni tra le principali destinazioni del turismo religioso italiano e internazionale grazie alla presenza dei luoghi di San Pio, si trova davanti a una sfida che va oltre il semplice andamento degli arrivi e delle presenze.
A rilanciare il dibattito è Biagio Maimone, coordinatore della World Religious Tourism Network, che propone una campagna internazionale di comunicazione dedicata a San Giovanni Rotondo e alla figura di Padre Pio.
«San Giovanni Rotondo e Padre Pio meritano una nuova stagione di comunicazione internazionale – sostiene Maimone –. Non possiamo limitarci a osservare i dati del calo delle presenze. Occorre interrogarsi sulle ragioni di questo fenomeno e costruire una strategia capace di riportare San Giovanni Rotondo al centro dell’attenzione dei grandi circuiti del turismo religioso internazionale».
Il modello di Assisi come spunto di riflessione
Nel ragionamento di Maimone c’è anche un confronto con Assisi, indicata come esempio della capacità di costruire una narrazione internazionale attorno a spiritualità, cultura e territorio.
«Assisi sta vivendo una stagione straordinaria anche grazie alla capacità di comunicare il proprio patrimonio spirituale, culturale e turistico», osserva il coordinatore della rete, richiamando il centenario francescano, la crescente attenzione verso i cammini spirituali e la presenza della tomba di Carlo Acutis.
Un modello che, secondo Maimone, non deve tradursi in una contrapposizione tra le due destinazioni. Al contrario, la crescita di Assisi potrebbe rappresentare uno stimolo per l’intero sistema italiano del turismo religioso.
«Il successo di Assisi dimostra che la spiritualità può diventare anche un grande racconto contemporaneo, capace di parlare ai pellegrini tradizionali ma anche alle nuove generazioni, agli stranieri e a chi cerca esperienze legate alla cultura, alla natura, alla storia e alla dimensione interiore».
Padre Pio, un patrimonio che va raccontato al mondo
Il punto di partenza, secondo Maimone, resta la forza internazionale della figura di Padre Pio.
«È davvero doloroso apprendere che una città come San Giovanni Rotondo stia attraversando una fase di contrazione così significativa e che questa situazione possa avere ripercussioni anche sull’occupazione», afferma.
Per il coordinatore della World Religious Tourism Network, Padre Pio non può essere considerato soltanto come un elemento di attrazione turistica.
«Rappresenta una figura spirituale conosciuta in ogni parte del mondo e San Giovanni Rotondo possiede un patrimonio religioso, culturale e umano che non può essere considerato soltanto come una destinazione turistica».
Da qui la proposta di superare una comunicazione concentrata esclusivamente sulla visita al santuario e costruire invece un racconto più articolato, capace di collegare i luoghi di Padre Pio al Gargano, alla natura, alla cultura e alle esperienze di pellegrinaggio.
«Il turismo religioso contemporaneo chiede sempre più esperienze, percorsi, cammini, incontri e conoscenza dei territori. Non è più soltanto il viaggio verso una meta. È il viaggio come esperienza spirituale e umana».
Dalla destinazione ai cammini spirituali
Uno degli strumenti indicati per il futuro è quello dei cammini spirituali, un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nel turismo legato alla fede e alla ricerca interiore.
La World Religious Tourism Network, spiega Maimone, sta lavorando alla progettazione e alla promozione di nuovi itinerari.
«Stiamo lavorando anche alla nascita di nuovi cammini spirituali, tra cui il progetto del Cammino spirituale dell’area sud della Basilicata, che intendiamo accompagnare con una strategia di comunicazione di respiro internazionale. L’Italia possiede un patrimonio straordinario di luoghi, storie, santi, santuari, monasteri e percorsi spirituali. Dobbiamo avere la capacità di raccontarlo al mondo».
In questa prospettiva, San Giovanni Rotondo potrebbe tornare a essere non soltanto una destinazione finale, ma uno dei nodi di una rete più ampia capace di mettere in relazione il Gargano, il Mezzogiorno e altri territori caratterizzati da una forte identità spirituale e culturale.
«Proporrò alla città il sostegno della nostra rete»
La proposta non si limiterebbe a una riflessione teorica. Maimone annuncia infatti l’intenzione di sottoporre alle istituzioni e agli operatori di San Giovanni Rotondo una collaborazione concreta.
«Proporrò a San Giovanni Rotondo un sostegno forte da parte della World Religious Tourism Network. Vorremmo mettere a disposizione competenze, relazioni internazionali e capacità di comunicazione per contribuire a una nuova fase di promozione del territorio».
Un progetto che, sottolinea Maimone, dovrebbe necessariamente coinvolgere tutti gli attori del territorio: istituzioni, comunità religiosa, operatori economici e realtà impegnate nella promozione turistica e culturale.
L’obiettivo, inoltre, non sarebbe soltanto quello di aumentare il numero dei visitatori, ma soprattutto di prolungarne la permanenza e ampliare la qualità dell’esperienza.
«Dobbiamo fare in modo che chi arriva a San Giovanni Rotondo non viva una visita di poche ore, ma possa essere accompagnato alla scoperta di un territorio più ampio. Padre Pio può essere la porta d’ingresso verso un’esperienza che coinvolga spiritualità, cultura, natura, enogastronomia, comunità e cammini».
Turismo religioso e sviluppo del territorio
La questione, secondo Maimone, riguarda quindi anche il futuro economico e sociale del territorio.
Un turismo religioso organizzato in modo sostenibile potrebbe infatti contribuire a sostenere le attività locali, creare occupazione e contrastare lo spopolamento, soprattutto nelle aree interne e nel Mezzogiorno.
«Il turismo religioso non deve essere considerato un turismo di serie B. È una delle grandi risorse culturali e spirituali dell’Italia. Se organizzato in maniera sostenibile, può generare ricadute economiche importanti, sostenere le attività locali e contribuire a mantenere vive comunità che rischiano di perdere popolazione e servizi».
Il tema sarà al centro anche del prossimo appuntamento nazionale della World Religious Tourism Network. Il 26 ottobre, a Milano, è in programma il convegno nazionale “Il capitale spirituale dell’Italia”, dedicato al rapporto tra spiritualità, turismo, sviluppo economico sostenibile e valorizzazione dei territori.
«L’Italia possiede un capitale spirituale immenso. San Giovanni Rotondo e Padre Pio ne rappresentano una delle espressioni più forti. È nostro dovere proteggerlo, valorizzarlo e farlo conoscere alle nuove generazioni e al mondo», conclude Maimone.
Per San Giovanni Rotondo, dunque, la sfida non sembra riguardare soltanto i numeri delle presenze. In gioco c’è soprattutto la capacità di costruire una nuova narrazione internazionale, trasformando la forza di una tradizione spirituale consolidata in un modello di pellegrinaggio capace di parlare anche al pubblico contemporaneo.
La fase di difficoltà potrebbe così diventare un punto di ripartenza: non semplicemente per riportare più visitatori a San Giovanni Rotondo, ma per fare del territorio un’esperienza più ampia, riconoscibile e internazionale.