VIESTE – Teatro: Tre serate “sold-out” per “La cura di donna Rosita”
Tre serate di tutto esaurito hanno salutato il ritorno in scena della compagnia amatoriale diretta da Luisa Labombarda, che consolida così il proprio legame con il pubblico viestano. Ispirandosi liberamente al Malato immaginario di Molière, la regista firma e mette in scena La cura di donna Rosita, una nuova commedia in dialetto viestano ambientata in un Settecento barocco dalle tinte vivacissime.
A colpire, prima ancora che il testo, sono i meravigliosi costumi e una scenografia curata nel dettaglio da Nella Ratti, che conferma ancora una volta la propria maestria nel ricreare atmosfere d’epoca senza rinunciare a un gusto moderno. Intorno a Luisa si muove un cast ormai affiatato e fedele, che si affida con naturalezza alla sua esperienza di regia.
Il titolo, La cura di donna Rosita, ruota attorno a un signorotto malato più di noia e malinconia che di reale infermità, circondato da una galleria di approfittatori: tre dottori in cerca di parcelle facili, un farmacista compiacente e una seducente forestiera spagnola che trama di sposarlo per mettere le mani sull’eredità. Sarà l’intervento congiunto della sorella e di una serva leale a riportare alla luce una vecchia fiamma del protagonista e a strapparlo, non senza colpi di scena, dalle grinfie di questi moderni avvoltoi.
Il meccanismo comico non concede tregua, alternando gag fisiche, botta e risposta in dialetto e improvvisi ribaltamenti di prospettiva. Sotto la superficie leggera affiorano però temi tutt’altro che frivoli: la salute e la sanità vissute tra superstizione e abuso di potere, la saggezza popolare che smaschera i falsi esperti, una dichiarata simpatia per il mondo queer che dà alla commedia un sapore sorprendentemente attuale. Il farmacista, cicisbeo d’antan dalle movenze volutamente esagerate, e i tre medici che, fallita la carriera sanitaria, scelgono di reinventarsi come drag queen in un locale napoletano, diventano così il motore di una satira affettuosa ma pungente sui ruoli di genere e sulle maschere sociali.
Luisa Labombarda racconta come molte delle situazioni e dei “quadretti” nati durante la scrittura siano affiorati quasi spontaneamente dall’inconscio, restituendo alla scena un’umanità riconoscibile, tra vizi privati e virtù molto pubbliche. A dare ulteriore valore al progetto è la scelta, ormai tradizione della compagnia, di devolvere l’incasso in beneficenza: quest’anno il sostegno è andato a Sud4Pancreas, associazione impegnata nella ricerca e nella lotta contro il tumore del pancreas.
La chiusura di questa stagione invernale consegna a Vieste l’immagine di una comunità teatrale vivace: oltre alla compagnia di Labombarda, altre tre formazioni amatoriali si sono alternate sullo stesso palco, segno di un fermento culturale che non accenna a spegnersi. In un tempo in cui i piccoli centri faticano a mantenere viva l’offerta culturale, vedere una sala gremita per tre sere di fila fa ben sperare non solo per il futuro del teatro cittadino, ma per la tenuta stessa del tessuto sociale che lo sostiene.
Gaetano Simone