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Quando Argiro stabilì a Vieste la sede del governo bizantino

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Argiro nasce a Bari intorno al 1000 d.C. circa, da Melo da Bari e da sua moglie Maralda. Nel 1011, dopo la sconfitta del padre, capo della rivolta contro i bizantini, fu fatto prigioniero e condotto a Costantinopoli insieme alla madre. Probabilmente il nome Argiro, di origine greca, gli fu dato durante il periodo in cui fu ostaggio, dunque ignoriamo come realmente si chiamasse.
Entrato al servizio dei Bizantini, nel 1039 l’Imperatore Michele IV Paflagonio lo invia in Puglia dove era in atto una rivolta contro il catapano Niceforo Doceano, durante la quale era stato ucciso a Mottola un funzionario imperiale. L’anno successivo Argiro affrontò i rivoltosi battendoli ed i capi, Musando e Giovanni di Ostuni, vennero imprigionati a Bari, mentre altri quattro finirono impiccati
Nel dicembre 1041: con la morte dell’imperatore Michele IV, Argiro si schierò al fianco delle figlie di Costantino VIII contro il nuovo imperatore Michele V, sostenendo la nuova rivolta antibizantina scatenata dai Longobardi, al comando di Arduino di Melfi, che avevano arruolato anche i cavalieri mercenari normanni di Rainulfo Drengot. Nel febbraio 1042, nella chiesa di Sant’Apollinare a Bari, i Normanni ed i Baresi, elessero Argiro a loro guida nominandolo anche Duca di Puglia: titolo di cui si era fregiato anche il padre. Nel mese di luglio dello stesso anno le armate comandate da Argiro affrontano i Bizantini guidati da Romano da Matera e prendono Giovinazzo. Tuttavia molto spesso i normanni effettuano razzie e saccheggi nelle città conquistate, cosa non gradita ad Argiro.
In seguito, dopo le nozze fra Zoe, figlia di Michele IV, con Costantino IX Monomaco, l’imperatore propone ad Argiro di rientrare nelle armate bizantine in qualità di Comandante delle Armate in Italia e questi accetta nel settembre 1042 ed abbandona gli alleati normanni durante un assedio a Trani da lui condotto. Col nuovo incarico nel 1043 si scontra a Venosa contro gli ex alleati, agli ordini di Guglielmo Braccio di Ferro, e viene sconfitto. Negli anni successivi la bilancia pende sempre di più dalla parte dei cavalieri normanni, così nel 1046 Argiro rientra a Costantinopoli dove l’anno successivo doma un’insurrezione contro l’imperatore.
Ottenuta la carica di Catapano d’Italia, nel 1051 torna in Puglia e riprende Bari, arrestando i governatori della città, Pietro e Romualdo, e spedendoli a Costantinopoli, quindi ricevuto l’appoggio della cittadinanza comincia ad opporsi ai Normanni che a poco a poco stavano ingrandendo i loro domini nel Sud della penisola. Le sue trame portano all’assassinio di Drogone de Hauteville. L’anno successivo si accorda con il pontefice Leone IX e con i principi longobardi, anch’essi preoccupati dall’espansionismo normanno.
Il 18 giugno 1053 i contendenti si affrontano a Civitate, nel Nord della Puglia, ed a prevalere sono i Normanni guidati dal Conte di Puglia Umfredo de Hauteville, dal suo fratello più giovane Roberto, successivamente detto Il Guiscardo, e da Riccardo I Conte di Aversa. Le forze del papa, composte da soldati tedeschi e longobardi vengono annientate e lo stesso pontefice finisce prigioniero, mentre Argiro, alla testa delle armate bizantine, che avrebbe dovuto congiungersi agli alleati, giunge in ritardo via mare a Siponto, dove apprende della disfatta. Così fugge a Vieste dove probabilmente stabilisce la nuova sede del governo bizantino, e da dove l’anno successivo chiede aiuto militare al Sacro Romano Imperatore Enrico III detto il Nero. Tuttavia le trattative si interrompono a causa dello Scisma fra la Chiesa d’Occidente e quella d’Oriente.
Rientrato a Costantinopoli nel 1055, due anni più tardi Argiro viene reintegrato nella carica al fine di riprendere l’offensiva contro i Normanni. Benché riceva l’appoggio di Papa Stefano IX, alla morte di questi, avvenuta nel 1058, il nuovo pontefice Niccolò II si schiera apertamente al fianco dei Normanni, pertanto non riscuotendo più la fiducia di Bisanzio, nel 1061 viene rimosso dalla carica di catapano. Probabilmente muore nel 1068, secondo alcuni a Bari, per altri a Vieste e per altri ancora ad Atella.
Cosimo Enrico Marseglia (Corriere Salentino)

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