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Un anno senza Rocco Augelli, il commosso ricordo del fratello Paolo

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Un anno fa il calcio dilettantistico foggiano piangeva la scomparsa di Rocco Augelli, ribattezzato AR7, attaccante storico del Vieste stroncato da una rara forma di cancro che lo aveva costretto a fermarsi. Nell’ultimo periodo aveva prestato le sue competenze e conoscenze calcistiche all’Asd San Marco ricoprendo l’incarico di allenatore in seconda nel campionato di Eccellenza.
Un anno fa, alle 2 del 19 settembre, la stella di San Giovanni Rotondo si spegneva circondato dall’affetto del fratello Paolo, dei genitori e della sua compagna. Ora interminabili di lacrime e dolore trascorse da letto di una stanza dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza a quello di casa.
A ricordarlo, questa notte, è stato il fratello gemello: “Un anno fa, a quest’ora, ero al tuo fianco in ospedale con la speranza di un miracolo, un miracolo al quale tutti avevamo creduto fin da subito, ma che purtroppo non ci è stato concesso. Col passare del tempo il dolore non passa, non passerà mai, diventa solo un componente fisso della tua vita, ci si abitua talmente tanto alla sofferenza, che un giorno di apparente serenità lo si vive quasi con paura e sensi di colpa.
“La saturazione sta scendendo velocemente, se volete potete portarlo a casa, non credo riesca a superare la notte” Gelo totale. In quel momento inizio a realizzare ciò che sarebbe successo di li a breve. La corsa a casa, il telefono che inizia a squillare, messaggi a non finire, amici e parenti li fermi intorno a te fino a tarda notte. Erano circa le due di notte del 19 settembre 2020, la tua anima sale in cielo….
Lacrime, tante, da parte di tutti. Abbracci sinceri. Il giorno dopo un fiume di gente per darti l’ultimo saluto (vedi il video). La tua canzone a tutto volume. Un anno è già passato, in fretta, o forse no. Mi manchi troppo e un anno mi sembra una vita intera senza di te. Ancora non riesco a crederci, ma la cosa che più mi rattrista è che sto realizzando da solo quelli che erano i nostri sogni e che avremmo tanto desiderato raggiungere insieme.
L’unica consolazione è pensare a tutto quello che ci hai lasciato, al bene che hai fatto e a quello che grazie al tuo nome stiamo facendo con l’associazione. Prega e proteggi sempre le persone che in te credono e confidano”.

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