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VIESTE – Festa di Sant’Antonio, la risposta del Comitato “Sop la Torr”

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“Gentile Direttore riportiamo qui una doverosa e legittima ultima risposta al comunicato del Comitato Festività Sant’Antonio facendo una premessa fondamentale: l’amore per il Santo e il rispetto per ogni persona.
Alla base di ogni nostro comportamento o attività esercitata non è mai mancato il rispetto verso ogni membro del comitato Festività Sant’Antonio che, come già ribadito in altre occasioni, svolge da sempre un lavoro alacre ed encomiabile nell’organizzazione della Festività e rappresenta la cerniera tra popolo, confraternita di Sant’Antonio, istituzioni.
Questo anche perché il Comitato Festività rappresenta anche la nostra comunità cittadina in seno a norme comportamentali democratiche e ritengo che ogni scelta sia basata sull’ascolto e sul dialogo con il territorio cosa che in questa circostanza non è avvenuta soprattutto nella forma che nella sostanza.
La festa del Santo è un momento di fede e di grazia che dovrebbe unire una comunità e non creare dissidi e accadimenti tali da infondere tensione e muri divisori.
Questa vicenda poteva facilmente avere una chiave di lettura differente se ci fosse stato più ascolto del territorio.
In che modo: la decisione di modificare anche un segmento del percorso processionale consta di valutazioni che se non dotate di motivazioni valide, necessitano almeno di un confronto con la popolazione, anche solo un invito formale di informazione e spiegazione delle novità in essere, proprio per la natura del comitato stesso di rappresentanza dei cittadini.
La narrazione sin qui espressa sulle testate locali necessità di importanti chiarimenti: il Comitato è legittimato nel tempo a valutare cambiamenti purché ci siano le condizioni logiche e giuste che non significa accontentare tutti ma perlomeno agire con chiarezza e verità.
Tra le motivazioni espresse nel comunicato ufficiale del Comitato sui social si afferma di aver modificato il percorso perché “accadeva che molti fedeli, accompagnando il Santo, si disperdessero proprio all’incrocio di Corso Tripoli, per riprendere la processione nella parte bassa del Borgo Ottocentesco”.
Quindi dovremmo valutare la stessa indicazione anche nel consueto ritorno in paese della Madonna di Merino il 9 Maggio nel medesimo punto, oppure non considerare mai chi ha continuato a seguire il Santo nonostante l’entrata in Corso Tripoli.
Ancora, il Comitato afferma “Corso Tripoli inoltre è una strada piuttosto lunga che termina dopo una lunga scalinata in via Magellano, una zona quasi totalmente priva di abitazioni..”
Andiamolo a dire ai circa 115 nuclei familiari che abitano su quella zona evidentemente non considerati prima e dopo questo comunicato e il nostro precedente di alcuni giorni fa.
Ogni anno diversi residenti, nello specifico tra via Vasco de Gama e via Vivaldi, organizzavano tra l’altro preghiere, festoni, in occasione del transito del Santo in processione, ci sono delle foto sui social a testimonianza di ciò, senza contare la presenza puntuale dei residenti in più forme.
Sulla presenza o meno a questo punto tra l’altro pensiamo allora anche ai percorsi processionali del 9 Maggio in località Montincello in cui anche lì è quasi totalmente priva di abitazioni.
Parliamo così per coerenza e onde evitare il rischio di ulteriori precedenti per il futuro di altre realtà come questa.
La signora Marinelli possiede un’abitazione in via Trepiccioni, non informata dei cambiamenti e ignara della situazione, aveva esposto il proprio ‘scudo’ sul balcone convinta che il Santo passasse come tutti gli anni, testimonianza del fatto che una comunicazione efficace e ufficiale va data nei tempi giusti e legittimi e non 5 giorni prima dell’apertura della Festa.
Si è scritto inoltre “come fosse una decisione in accordo con il proprio padre spirituale” che però la sera della Festa al passaggio dinanzi al corteo Tripoli avesse dichiarato ai residenti di essere d’accordo con loro sulla vicenda, un episodio che lascia perplessità anche sulla chiarezza delle posizioni prese con il clero viestano.
Si tratta di una processione confraternale e non capitolare, quindi decisa esclusivamente dalla confraternita, quindi i sacerdoti non avrebbero voce in capitolo ( perdonate il ‘calembour’, ndr).
E infine “che ci siano stati epiteti e insulti verso i membri della confraternita e del comitato e che ci fosse più la presenza di leoni da tastiera”.
Chiariamo questi due punti.
Noi del comitato residenti ci dissociamo totalmente da eventuali episodi del genere, deunciando apertamente anche noi come ogni forma di violenza non appartenga a noi e al contesto locale, assicurando che non vi è stato alcuno di noi ad agire in tal modo, considerando che se ci fosse stato qualcuno adiacente il punto di protesta è logico non generalizzare mai piuttosto andare a redarguire personalmente.
Inoltre, abbiamo cercato da subito dal vivo delucidazioni dirette con il Comitato Festività che ha prontamente voluto l’incontro in data 9 Giugno affermando come non ci siano le condizioni per ripristinare il percorso precedente.
Nei giorni successivi avevamo raggiunto un accordo di incontrarci insieme con il Comitato Festività nel settembre prossimo per confrontarci sul futuro e trovare un punto d’incontro.
Ci auspichiamo sia sempre in vigore questa promessa per mantenere fede alla parola data e rinnovare ogni impegno di rappresentanza espressa poiché siamo tutte persone dotate di valori e principi inviolabili.
Riteniamo infine ribadire un concetto: la questua cittadina è un’attività sacrosanta del comitato sempre da rispettare e che ogni forma di contributo cittadino sia legittima o meno, nella libertà di ognuno.
Non siamo persone prive di rispetto ed educazione bensì coerenti nelle azioni e sempre aperti al dialogo a conferma di come ci sia reale attaccamento alla tradizioni e alla devozione, altrimenti il tutto sarebbe caduto nell’indifferenza generale.
Meritiamo però altrettanto rispetto e considerazione per evitare insofferenze che chiunque proverebbe al nostro posto.
Da parte nostra non c’è egoismo o puro fanatismo ma diritto di opinioni e attaccamento.
Il nostro è un quartiere ricco di storia e tradizione, tratti identitari che il nostro paese per vari motivi in passato ha sempre avuto difficoltà a preservare.
Confidiamo invece in un cambio di rotta.
Confidiamo nel bene e in un futuro di dialogo.
Viva Sant’Antonio e i suoi mirabili precetti”.
Comitato cittadino Sop la Torr

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