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Vieste riscopre Matteotti e Del Giudice: la memoria che sfida il silenzio

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Non un semplice convegno, ma un esercizio collettivo di memoria civile. L’incontro “Giacomo Matteotti e Mauro Del Giudice: L’Idea che non muore”, promosso il 13 febbraio 2026 dalla Società di Storia Patria per la Puglia – sezione Gargano e dalla Lega Navale di Vieste, e patrocinato dal Comune, ha riportato al centro del dibattito pubblico le figure di Giacomo Matteotti e di Mauro Del Giudice, intrecciando storia nazionale e memoria locale in un dialogo serrato con le nuove generazioni. A quasi 102 anni dall’assassinio del deputato socialista, rapito e ucciso il 10 giugno 1924 dopo aver denunciato in Parlamento le violenze e i brogli del partito fascista, il suo nome continua a dividere.
Elena Matteotti, nipote del deputato ucciso nel 1924 dopo aver denunciato i brogli fascisti, ha invitato gli studenti a vivere la memoria come scelta e responsabilità, non come rito. Accanto a lei, la ricostruzione del ruolo di Del Giudice, il magistrato che tentò di risalire ai mandanti politici del delitto, pagando con l’isolamento e trovando a Vieste il suo ultimo rifugio.
«Per anni – ha raccontato Elena Matteotti – il nome di mio nonno non è stato pronunciato in casa». Un silenzio nato dal dolore, forse dalla volontà di voltare pagina. Solo in età adulta, grazie al figlio Francesco e a un viaggio a Fratta Polesine, Elena ha iniziato a ricostruire quel legame interrotto. Archivi, lettere, testimonianze: da quel percorso è emersa non soltanto la figura pubblica di Matteotti, ma l’uomo, il marito, il padre.
La lettura delle lettere di Velia Titta, moglie del deputato, e l’ascolto di canti popolari nati dopo la sua morte hanno reso tangibile un passato spesso confinato nei manuali scolastici. «La memoria non è solo ricordare – ha sottolineato – è scegliere, è agire». Un messaggio rivolto in particolare agli studenti presenti in sala, invitati a non fermarsi alle “righe ufficiali” della storia.
Simbolo dell’incontro, una “Bilancia” in argento: il piatto vuoto pesa più di quello con una perla, immagine di una giustizia che può essere oscurata dal silenzio, ma non cancellata. A un secolo dal delitto Matteotti, Vieste sceglie di interrogare la Storia e il proprio presente, coinvolgendo le nuove generazioni in un percorso di consapevolezza civile. (Fonte: “il Fatto del Gargano”

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