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Vieste, Mimmo Sesta e il tunnel sotto il muro di Berlino

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di Franco Ruggieri

Chi poteva mai immaginare che un giovane studente universitario avrebbe fatto entrare Vieste e l’Italia, con una bella pagina di genuino e primitivo eroismo, nella storia della Guerra Fredda? Eppure è andata proprio così. Nei primi giorni del mese di agosto del 1961 a Berlino si verifica un inconsueto esodo di cittadini dell’Est verso l’Ovest. A migliaia si trasferiscono giornalmente, con le loro masserizie e gli affetti più cari, dalla povera e disastrata Berlino Est, presso parenti e amici della zona Ovest. Si avverte una forte tensione nella città, che fino a quel momento era stata comunque aperta e libera per tutti i berlinesi, nonostante il blocco sovietico. I berlinesi dell’Ovest andavano liberamente a trovare amici e parenti all’Est e da qui giornalmente a migliaia si riversavano nella Berlino Ovest soprattutto per lavoro e alla ricerca di beni introvabili a Est. La Politica della Guerra Fredda aveva diviso una nazione ed una città, ma i berlinesi continuavano a vivere e lavorare come se la città non fosse divisa. Questo fino al fatidico giorno dei cavalli di frisia. Allo scoccare della mezzanotte tra il 12 e il 13 agosto del 1961, iniziano infatti i lavori per l’erezione di un confine. Nessuno sa niente né poteva immaginare un tale epilogo. Il giovane Volker Telg (1) quella mattina, all’alba, era appena tornato da un lungo viaggio in bicicletta che lo aveva portato fino in Jugoslavia. Davanti a un’edicola di giornali nota un capannello di gente intorno al giornalaio che sbraitava ad alta voce: “Questi giornali non sono più buoni, le notizie che riportano non dicono la verità perché Berlino è stata divisa”. Ma come, ribattono alcuni, noi siamo passati tranquillamente da una parte all’altra senza problemi? Interviene Volker: “Sì anch’io sono passato con la bicicletta ma non ho visto niente. “Ah non mi credete, e allora andate alla Porta di Brandeburgo e vedete cosa sta succedendo”. Volker inforca la bicicletta e va alla Porta di Brandeburgo dove vede soldati e autoblindo che stavano realizzando un confine di separazione. Volker arriva a casa e racconta l’accaduto al padre, questi di rimando: “Cosa vuoi sapere tu che sei stato in Jugoslavia fino a ieri?” “Accendi la radio e ti renderai conto di cosa sta succedendo” ribatte Volker. Le notizie del radiogiornale lasciano tutti senza parole. Berlino è divisa a metà come una mela, anzi definitivamente separata e bloccata. Chi è andato a comprare il giornale a Ovest non può tornare a casa, chi ha portato il cane a fare i mattutini bisogni nei prati oltre la Porta di Brandeburgo non può ritornare sulla sua strada. E così anche per la nonna di Volker che era andata a passare il fine settimana a casa del figlio. Beh, è stata fortunata, si penserà, si è trovata all’Ovest al momento giusto. “No, mia nonna non voleva stare a Berlino Ovest, voleva tornare a casa sua, a Est”. Restò libera o prigioniera a casa del figlio, scegliete voi, per due settimane, dopo di che tornò a casa sua a Est e vi restò fino alla morte. Il confine, inizialmente costituito da cavalli di Frisia e filo spinato, venne poi sostituito da un cordone di pannelli di cemento armato alto tre metri e, tristemente conosciuto come “Il Muro di Berlino”. Le famiglie vengono disgregate, gli amici vengono separati. E così succede che Peter (2) trovandosi all’Est con la sua famiglia chiede aiuto agli amici italiani Mimmo e Gigi (3). I giovani universitari Domenico Sesta e Luigi Spina, liberi di entrare in Berlino Est in virtù del loro passaporto straniero, gli promettono solennemente che faranno di tutto per farlo fuggire a Berlino Ovest. Per Peter non è facile. Non può affrontare lo scavalcamento della recinzione: lascerebbe a casa moglie e figlioletta. Mimmo e Gigi, pensano ad una impresa più complessa, già tentata prima da altri, ma senza successo: scavare un tunnel sotto il muro di confine. Decidono per questa soluzione, proprio perché coronata da precedenti insuccessi e ritenuta ormai impraticabile da parte della Polizia dell’Est. Mimmo, in virtù dei suoi studi di ingegneria è stato il “Direttore dei Lavori” e non solo. A volte era costretto ad operare da solo in quanto l’amico Gigi, era ricoverato in Ospedale per un intervento chirurgico. In breve: elabora il piano, progetta lo scavo del Tunnel sotto la Bernauer Strasse e lo realizza con l’aiuto indispensabile di tanti volontari. Il gruppo iniziale di tre amici: Mimmo, Gigi e Wolf (4), con il passare dei giorni arrivò a contare 41 studenti (5), in vari turni di lavoro. L’operazione del Tunnel durò quasi un anno: a settembre del 1961 ottennero l’uso gratuito di un deposito in una fabbrica distrutta e abbandonata dalla guerra, realizzarono una monorotaia dove far scorrere il famoso carrello a tre ruote (denominato oggi “La carriola di Mimmo e Gigi” conservata nel Museo del Muro), una linea elettrica per l’illuminazione, una rete telefonica, un impianto per l’aerazione forzata ed un’impalcatura degna di una classica miniera. Insomma un lavoro enorme che fece esaurire tutti i soldi degli studenti, dei loro parenti e dei loro amici. Affrontarono mille problemi e diverse interruzioni ma grazie alla testardaggine e alla genialità dei due giovani italiani arrivò la manna dal cielo, anzi dall’America, che permise il completamento dell’operazione. L’idea venne a Mimmo che con Gigi si presentò alla troupe della televisione americana NBC, a Berlino per la realizzazione di un servizio. Promisero la cessione di tutti i diritti giornalistici e televisivi in cambio di un contributo finanziario per terminare i lavori. L’accordo fu fatto e il Tunnel portato a termine. A questo punto entra in scena Ellen (6), futura moglie di Mimmo, che ignara fino a quel momento del Tunnel (tutto si eseguiva in assoluta segretezza), accetta l’invito di Mimmo e Gigi di fare da staffetta. Doveva, in pratica, contattare i profughi e condurli in momenti diversi e con segnali particolari, da varie osterie di Berlino Est fino all’imboccatura del Tunnel, al n. 7 della Schonholzer Strasse. Ellen era libera di entrare ed uscire da Berlino Est in quanto residente a Dusseldorf. Attraverso il Tunnel della Libertà, lungo 123 metri, oggi ribattezzato “Tunnel 29”, riuscirono a fuggire 29 persone (parenti ed amici dei giovani volontari). Il primo fu Peter e la sua famiglia. John Kennedy, quando fu informato per telefono del successo del Tunnel, commosso, pianse per la gioia, per la riconquistata libertà di 29 persone, per l’impresa compiuta non da soldati ma da giovani studenti. Quasi un’anteprima della famosa frase pronunciata a Berlino il 26.6.1963: “Ich bin ein Berliner”. Quando venni a conoscenza del libro “Il Tunnel della Libertà” ne regalai una copia ai miei amici berlinesi, Barbara Tebbe e suo marito Volker Telg. Dopo qualche giorno Barbara mi chiamò e mi disse: “Franco, ho letto il libro e sembra impossibile che noi residenti a Berlino Ovest nello stesso quartiere di Mimmo, con casa a Vieste da 35 anni, non sapevamo la vera storia del Tunnel 29 e soprattutto che uno dei due giovani studenti italiani fosse viestano”. Barbara si mette in moto, gira tutta Berlino alla ricerca degli amici di Mimmo e della moglie Ellen. Li trova, hanno costituito un’associazione culturale “Berliner Unterwelten” (Berlino Sotterranea) e stanno cercando di rendere visitabile una parte del Tunnel 29. Hanno realizzato una Rivista ed un Video per divulgare tutta la storia del Tunnel 29. Incontra Ellen diverse volte, diventano amiche e soprattutto l’aiuta a superare un brutto periodo di depressione. Una sera ci incontriamo nella loro casa di Vieste con Matteo Siena per realizzare con la Società di Storia Patria una ricerca più approfondita della storica impresa e rendere pubblico il gesto eroico del giovane viestano Domenico Sesta. Matteo Siena si occupa della ricerca del periodo scolastico a Vieste rintracciando i registri e gli amici di classe di Mimmo. Quindi passa alla ricerca anagrafica presso lo Stato Civile per intervistare i parenti sparsi in tutta Italia. Io e Barbara traduciamo una sintesi del Video (inedito per l’Italia) fornitoci dall’Associazione Berliner Unterwelten. Volker prepara una ricostruzione storica della Berlino di quel tempo e del Muro che da un semplice filo spinato era infine diventato una barriera invalicabile costituita da ben 7 fasce continue di sbarramento. Tutto era pronto per celebrare Mimmo Sesta nel 50° anniversario del Muro. Eravamo riusciti a ricostruire la storia personale di Mimmo che si era intersecata quasi per caso con quella della Guerra Fredda. Per tre giorni tutte le scuole di Vieste sono state coinvolte in un programma di approfondimento storico sulla triste storia del Muro e della Guerra Fredda, con risultati davvero sorprendenti. Presso il Municipio di Vieste il Consiglio Comunale in seduta straordinaria, alla presenza dei parenti e degli amici di scuola, deliberava a maggioranza assoluta l’intitolazione di una via cittadina a Mimmo Sesta, mentre in contemporanea, Gisela la sorella di Volker, deponeva sulla tomba di Mimmo a Berlino una corona di fiori da parte della Città di Vieste e dei suoi amici di scuola. Gli alunni della V Elementare, dopo la declamazione dell’appello della scolaresca di Mimmo, scoprivano la lapide commemorativa posta in Via Montegrappa, tutta imbandierata di tricolori, esposti spontaneamente dagli abitanti della via. Ellen Sesta ringraziava per telefono il sindaco Ersilia Nobile e la Città di Vieste per tutte le iniziative che erano state fatte per ricordare suo marito. Tutto il lavoro svolto dalla Società di Storia Patria, sezione garganica, è stato pubblicato a Berlino nella rivista dell’Associazione Berliner Unterwelten (n. 3/2012). Domenico Sesta, per i familiari ed amici “Mimmo”, è nato a Vieste il 29 gennaio 1937, da Sesta Epifanio (falegname di origine siciliana) e Carolina Rado (sarta viestana) in Via Montegrappa n. 6, nei pressi della Basilica-Cattedrale. A Vieste ha frequentato le Scuole Elementari fino alla classe IV con l’insegnante Gelsomina Soldano, per essere poi trasferito nel Convitto Nazionale di Lucera, in quanto orfano di guerra. Il papà, infatti, morì il 21.8.1937 in operazioni OMS (Guerra di Spagna). Era partito per la Spagna, come tanti volontari in cerca di pane, nel mese di dicembre del 1936, non conobbe mai suo figlio. Dal Convitto, Mimmo ritorna a Vieste per le feste e le vacanze estive, fino a quando la famiglia si trasferisce definitivamente a Chioggia, dove la madre, vedova di guerra, sbarca il lunario facendo la sarta presso il fratello Vincenzo e qualche lavoro saltuario nel settore pubblico. Mimmo frequenta le scuole superiori e prende la maturità a Gorizia dove conosce l’amico fraterno Luigi Spina. E’ proprio Gigi a chiamare Mimmo a Berlino per iscriversi in quella Università. Il governo della Germania Ovest, infatti, elargiva sostanziosi contributi a chi risiedeva in quella città enclave nella Germania Est e agli studenti stranieri. Gigi frequenta l’Accademia di Arti Grafiche, Mimmo la facoltà di Ingegneria Civile. Il carattere aperto e solare dei due giovani italiani li porta a stringere amicizia con giovani studenti tedeschi. Tra questi è Peter che sarà la causa ispiratrice del Tunnel, le cui operazioni, iniziate nell’autunno del 1961 terminarono con successo il 14.9.1962 (giorno del compleanno di Ellen). Gigi, che vive ad Amburgo, mi ha raccontato per telefono che la NBC dopo l’impresa del Tunnel elargì sostanziosi premi in dollari a tutti i volontari per completare i loro studi. Ognuno, poi, prese la sua strada. Gigi e Mimmo si laurearono all’Università di Berlino. Mimmo ed Ellen si sposarono nel 1963, continuando a far fuggire molti altri tedeschi dall’Est verso l’Occidente, attraverso una rete clandestina che produceva documenti e passaporti falsi. Proprio per questo, Mimmo ed Ellen non esternarono mai ai parenti e agli amici di Vieste la grande impresa del Tunnel. Temevano ancora ritorsioni da parte della Stasi, la polizia politica della DDR. Ellen Sesta ha scritto il famoso libro “Il Tunnel della Libertà” da cui furono tratti due film, in Germania ed in Italia. Il Presidente Ciampi nel 2000 insignì Mimmo e Gigi di medaglia d’oro al Valor Civile. Il grande cuore di Mimmo si è fermato per una crisi cardiaca il 5.5.2002.

NELL’UMILE DIMORA DEL CIVICO N. 6
NACQUE
L’ING. DOMENICO SESTA – “MIMMO”
Vieste 29.1.1937 – Berlino 5.5.2002
“EROE DEL MURO DI BERLINO”
CHE
IDEO’ PROGETTO’ ED ESEGUI’
INSIEME ALL’AMICO LUIGI SPINA
E AD ALTRI VOLONTARI
IL TUNNEL DELLA LIBERTA’
nel 50° anniversario dello scavo del
“TUNNEL 29”
AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI VIESTE
SOCIETA’ DI STORIA PATRIA
9 Novembre 2011
(Lapide marmorea affissa a Vieste in Via Montegrappa)

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