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Vieste – Una vera e propria “Rinascita” per i trabucchi storici grazie all’omonima associazione

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trabucco molinella
Il restaurato trabucco di “Molinella”

Saranno tre in tutto, a fine 2017, i trabucchi recuperati dalla Onlus ‘La Rinascita dei Trabucchi Storici’ da quando per questi manufatti adibiti alla pesca tipici delle coste garganiche sono arrivate, nel 2014 e dopo un patire burocratico durato 5 anni, le necessarie autorizzazioni demaniali. Nello specifico il trabucco di Molinella nel 2015, quello di Punta Lunga iniziato nel 2016 e in completamento in questi giorni e quello di San Lorenzo per il quale è appena iniziato il restauro. Un bilancio di uno all’anno, in un’azione di recupero che – lo affermano con una punta di orgoglio gli attivisti dell’associazione – non ha utilizzato alcun finanziamento pubblico ma solo ed esclusivamente risorse raccolte tramite raccolte fondi, tramite importanti donazioni ottenute sensibilizzando gli imprenditori turistici locali (è il caso, ad esempio, del trabucco storico di Punta Lunga ricostruito grazie all’intervento decisivo di Gigi Manzionna, proprietario dell’omonimo villaggio turistico) e grazie ai tanti appuntamenti divulgativi organizzati dalla stessa associazione.

Divulgazione appunto. Perchè se è vero che l’associazione nasce con l’intento, fra gli altri, di recuperare e preservare il trabucco come mera struttura di interesse storico in se è vero altresì che l’obbiettivo principe del giovane direttivo dell’associazione è stato, fin da subito, quello di restaurare (anche e soprattutto) l’immagine dei trabucchi storici del gargano – per buona parte conosciuti fino a ieri solo grazie ad attività di ristorazione nate intorno ad alcuni di questi – fino a renderli un simbolo forte per l’intero territorio, radicato in una cultura marinara estremamente peculiare e perpetrata per secoli.

A servire la causa c’è un’intelligente rete di sinergie fatta non solo di mastri trabuccolanti (indispensabili alle ricostruzioni e al funzionamento dei trabucchi) ma anche di ingegneri, esperti in comunicazione, avvocati, insegnanti, giornalisti, blogger, grafici e giovani professionisti di ogni genere, tutti al lavoro per il raggiungimento degli scopi dell’associazione ‘su una barca dove’ – commenta il Presidente dell’associazione, il viestano Giovanni Spalatro – ‘non ci sono ammiragli o capitani ma solo marinai a sudare sui remi’.

Da tali presupposti nasce, fra le tante, l’idea delle dimostrazioni di pesca interattive. Un format volutamente esperienziale fatto di turisti italiani, gruppi stranieri da ogni latitudine, scolaresche (tante), tutti ad aiutare gli anziani ‘trabuccolanti’ a girare i ‘ciucci’ (argani atti al funzionamento del trabucco), a tirare le grandi reti e ad affascinarsi di fronte all’incredibile storia di queste eroiche architetture tirate su, tanto tempo fa, senza l’aiuto di alcun architetto.

Un format sicuramente vincente. Perchè riesce a portare quasi cinquemila visitatori l’anno su un solo trabucco (quello di Molinella dove le dimostrazioni hanno luogo), perchè ha reso la pesca sul trabucco tanto popolare da farla sbarcare al MITT (fiera internazionale del turismo di Mosca) dove l’associazione è stata invitata con uno stand dedicato, perchè ha recentemente convinto una delle principali reti televisive giapponesi a girare un documentario sui ‘Giganti di legno del Gargano’, perchè è stato il fulcro di uno dei progetti premiati dalla recente campagna mirata alla destagionalizzazione turistica ‘InPuglia365’, etc. Non da ultimo, perchè grazie agli introiti ottenuti con le visite permette le azioni di recupero dei trabucchi ancora abbandonati.

E i fondi pubblici? ‘Non è che ci facciano schifo’ – commenta ancora Spalatro – ‘è semplicemente che delle tante istanze da noi presentate e perorate con insistenza negli ultimi anni verso i vari enti (Parco Nazionale, Regione, Comuni, etc) nulla, ad oggi, si è concretizzato. Restiamo comunque speranzosi ma, invece di restare ad aspettare, abbiamo pensato di fare come chi tanti anni fa iniziò a costruire i primi trabucchi: considerando che il pesce da solo a riva non ci viene, ci ingegniamo, ci rimbocchiamo le maniche e ce lo andiamo a prendere.’

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